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Ristorante giapponese a Torino chiuso per irregolarità e pessimo stato degli alimenti

Ristorante giapponese a Torino chiuso per irregolarità e pessimo stato degli alimenti
Ristorante giapponese a Torino chiuso per irregolarità e pessimo stato degli alimenti
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Chiuso un ristorante giapponese a Torino per irregolarità, cattiva conservazione degli alimenti e altre violazioni: multe per 39mila euro

È stato chiuso un ristorante giapponese a Torino per una serie di gravi irregolarità.
Si tratta del Fujiyama di via Nizza 35, che, nella serata dello scorso venerdì 17 gennaio, è stato ispezionato dagli agenti del Commissariato Barriera Nizza.
Hanno collaborato alle ispezioni anche i civich della sezione 8 San Salvario e personale dell’Asl To1Ispettorato del LavoroSpresalveterinaria e Sian.
Nello specifico, gli agenti hanno trovato 196 chili di alimenti mal conservati.
Il titolare del ristorante è stato denunciato per cattiva conservazione del cibo e per frode in commercio.
Infatti, dai controlli è stato rilevato che sul menu venivano dichiarate false caratteristiche di alcuni piatti, come, ad esempio, la freschezza di prodotti che in realtà erano congelati.
Ristorante giapponese a Torino chiuso per irregolarità e pessimo stato degli alimenti
Ristorante giapponese a Torino chiuso per irregolarità e pessimo stato degli alimenti
Inoltre, la Polizia Municipale ha accertato anche diverse irregolarità amministrative.
Al titolare dell’attività è stata comminata una multa di ben 39mila euro.
In più, il commerciante dovrà procedere in tempi brevi all’assunzione dei 5 dei 9 dipendenti che durante i controlli sono risultati non assunti, condizione ultima che ha fatto scattare la sospensione dell’attività.

Altri controlli in San Salvario

Tuttavia, i controlli non hanno interessato solo il Fujiyama.
Anche altri minimarket sempre nella zona di San Salvario hanno subito dei controlli  e sono stati tutti sanzionati per irregolarità igienico-sanitari.
Il titolare di uno di questi, che si trova in via Galliari, dovrà pagare sanzioni per un totale di 18mila euro.
Insomma, un altro caso di cattiva gestione di un’attività alimentare, che rappresenta pienamente i pericoli a cui si può andare incontro in città in base ai locali che si frequentano.
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